Quando il fastidio cede il passo

Sabato, mezzodì, Carugate, Ikea+Leory Merlin, ex Castorama. Siamo già oltre il livello di guardia del fastidio. Capirai. Ho cercato in ambedue i mesti luoghi dell’ancor più mesto consorzio umano un articolo, inutilmente. Mi consolo tentando di comprare, da Leroy Merlin, una dalia rossa, in sconto, 1,98 euri (su, dai, 2 euri, ma perché ci dovete trattare sempre come dei coglioni, voi geni del marketing?). Coda alle casse: di venti potenziali, ce ne saranno aperte meno della metà. Sembra che lo facciano apposta a provocare fastidio, generico, a tutti, ma vabbé, tirèm innanz. Per un momento penso sia il caso di andarmene lasciando al suo destino la misera dalia, dato che essere costretti a fare una lunga coda per consolarsi di un viaggio inutile è follia. Mentre aspetto, constato che nella mia fila un bimbo a cavalcioni sulle spalle del padre trentenne piange. Tanto. Dotato della tipica foga de’ bimbi, piange come se lo stessero sgozzando. Cosa vuoi di più? Il fastidio al cubo è servito.

Tutto ciò è insignificante.

Giunge serafico l’addetto ai pargoli stanziato all’ingresso e reca maraviglioso appretto, sub specie di palloncino che si libra nell’aere in ragione dell’elio, o gas equipollente, assicurato da solido spago all’arto superno (il destro, per inciso) di sé medesimo, salvifico messo. Egli si para dinanzi alla sciagurata famiglia indirizzando al paterno ostaggio del tirannico infante parole di miele “Oibò, vediamo se riesco a far smettere di piangere questo bel bambino!”
Al che il padre si irrigidisce e risponde, cortese e deciso: “No, guardi, è tutto il giorno che fa i capricci, è una questione di educazione, il palloncino non se lo merita”. Lo stolido addetto fa cenno di insistere, come a non capire l’elementare verità della spiegazione di un padre per una volta dotato di schiena dritta; tentenna, tituba, ci riprova, ma viene congedato senza tante storie. Il bimbo continua a pigolare, giustamente ignorato. Quasi mi commuovo.

Altro che fastidio. C’è giustizia a questo mondo (poca, frammentaria, ma c’è).

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