Con un palmo di naso

Ah! La primavera! L’arrivo della bella stagione, il risveglio dei sensi, il cambio dell’armadio, la prova costume! Che gioia! Gli sbalzi di temperatura, l’alternarsi di grandine e sole a picco, la difficoltà nel decidere se indossare pantaloncini e sandali da bravo turista tedesco o se optare più saggiamente per una bella pelliccia in finto mammuth. “Bisogna vestirsi a cipolla”, insegnano un po’ tutti sin da quando frequentiamo le elementari. “Ma vaffanculo tu e la cipolla”, pensano tutti sin dall’asilo. La triste verità è che il tempo di merda devi sopportarlo, e basta. Un po’ come il pranzo di Natale in famiglia o la tua conformazione fisica o il palinsesto televisivo domenicale imposto dai parenti.

Una conseguenza orribile del cambio di stagione e dell’altalena meteorologica, che ve lo dico a fare, è il raffreddore. Il raffreddore in tutte le sue varianti: con febbre, senza febbre, con tosse, con starnuti a cadenza regolare ogni sette minuti, il raffreddore-lampo che ti manda ai matti giusto quei due o tre giorni ed il raffreddore stagionale che si prolunga dal 1° Maggio alla fine dell’estate. Il raffreddore è di per sé fastidioso, imbarazzante e socialmente scomodo. Altera la voce, la percezione del mondo esterno e talvolta anche dei colori. Sicuramente cambia pure la percezione del vostro naso, anzi cambia davvero il vostro naso.

Perché la triste verità è  che il raffreddore porta con sé alcuni fastidi collaterali: il muco che cola come la cera di un cero pasquale, la conseguente odiosa necessità di tirare su col naso che nemmeno ad un festino in casa dell’amabile Lapo Elkann,  per non parlare del dramma epiteliale causato dai fazzolettini. Poco importa che siano quelli col balsamo emolliente, quelli col profumo, quelli a quarantadue strati di morbidezza o quelli comprati al semaforo. Gratteranno come carta vetrata, ma non potrete farne a meno, tranne se abbracciate la filosofia del “risolvo con la manica, a cos’altro potrebbe servire?”. Ed una volta abbracciata questa filosofia, smetterete di abbracciare gli esseri umani.

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