Camerino con vista

C’è che i vestiti che indossi hanno il brutto vizio di diventar lisi e di cadere a pezzi. O che TU hai il brutto vizio di invecchiare e ingrassare, una cosa così. Quindi lucida la Mastercard, essere umano: ti tocca lui, lo shopping! La panacea per ogni male! Il vaffanculo tutti! Specie se c’è la gente che si sposa, e magari t’invita. Apri l’armadio, sbianchi, constati che magari gli anfibi anche no, al Santo matrimonio, e prendi il tram per andare incentro nei negozi belli alla ricerca di un capo in polietilene da sfoggiare. Di quelli cuciti dai bambini ciechi nella Rhodesia del nord (e dei fastidi morali-umanitari parleremo un altro giorno, tranquilli che ce n’è).

E a un certo punto scendi dal tram, per entrare nei negozi belli delcentro di cui sopra: selezioni una serie di abitucci papabili, t’interroghi sui misteri delle taglie, cerchi di ignorare la colonna sonora soft porno – Lady Gaga – Pausini tipica del negozio bello delcentro, e fai la coda per essi. Loro, intendo, la fonte del fastidio del giorno: i camerini.
Temporeggi bevendo spuma, aspetti il tuo turno con la receptionist/camerinista che gestisce il girone dantesco con le stanzucce nane specchiomunite e entri nel magico mondo dell’orrore. Poiché il camerino è l’antitesi del marketing. Davvero. Che dovresti essere stimolata all’acquisto da un ambiente pulito e fresco, in teoria. E invece entri e immancabilmente ci è la decadenza, con la pallina di polvere, il pavimento di linoleum del peggior bar di Caracas e la gruccia rotta del pessimismo. Decidi d’ignorare le zozzerie e ti spogli dopo aver messo in bilico a caso giubbotto, borsa e scarpe, che è a quello che serve, il camerino.

Il dramma vero parte qui. Fateci caso: le luci. Resti in calzino di spugna + mutanda della nonna, ti fissi allo specchio (o agli specchi, perché dovete farvi schifo pure da dietro) e i faretti a luce bianchissima dell’autostima presenti in OGNI camerino t’illuminano d’immenso. Il culo, s’intende. Impietosi e implacabili come il dito di dio, che si vede tutto: ogni cellula della vostra cellulite, ogni cicatrice, ogni smagliatura. Dovresti esser blandita nell’autostima onde comprarti il mondo intero, e invece no. Perché, dico? Spiegatemelo, vi prego.

A questo punto, dicevo, ci hai di fronte una foca senza forma da rivestire coi vestiti nuovi, che (se ti stanno, ovvio) vengono illuminati dal solito faretto dell’autostima. Finisce che scappi, lanci alla receptionist/camerinista il cesto di stracci e consideri di andare al matrimonio in camicia da notte. Se ti è andata bene, perché c’è l’alternativa peggiore, signore.

Il camerino senza specchio, con lo specchio fuori. Presente? “Ma almeno sei esentata dai faretti dell’autostima, femmina!” Vero, eh. Il problema è che una volta indossato il pregiato abitino (che sarà troppo stretto, rassegnati) sarai costretta a uscire dal camerino in vestito di finta seta + calzino da tennis + anfibio + polpaccio con livido + segno della mutanda della nonna, e a far la sfilata di fronte alla mentirosa commessa. Hai i capelli per aria per la finta seta e le cose di cui sopra, sei sudata e la signorina cortese cerca di convincerti che stai benissimo! Non è mica vero che stringe. Come stai béne!

Ti volti e accanto a te c’è una quindicenne magra come un chiodo con il tubino di Audrey Hepburn. Colonna sonora: Fabio Volo alla radio. Tempo atmosferico: grandine.
Poi dicono, “non compri vestiti”. Sarà stato Fabio Volo.

6 commenti

Archiviato in Donna follia

6 risposte a “Camerino con vista

  1. psychopapera

    Posso dire che, però, sono peggio i camerini con la luce tattica e lo specchio da luna park che con un’appena percettibile inclinazione è in grado di slanciarti di qualche cm e toglierti almeno mezza taglia? No, perché una poi compra tutto, arriva a casa, si riprova i vestiti davanti al suo specchio SCHOKKE Ikea e improvvisamente si chiede se è diventata più cessa durante il tragitto in metro o se la commessa ha scambiato truffaldinamente i sacchetti sotto il bancone.

    Comunque le luci dei camerini tristi sono sempre battute da quelle dell’ASCENSORE.

  2. pescesolubile

    Posso dire che no, riconosco il fastidio ma non approvo il modo vezzoso in cui esso è dipinto, massime la prima parte. Brioso, troppo brioso. Più pessimismo ci vuole. Più fastidio.

  3. theskuntz


    No. Estrogeni + pessimismo = Guia Soncini, Sex and the City, Margherita Buy. Poi muoio. L’ottimismo vola, pescesolubile!

  4. theskuntz

    (Ah, papera, io quei camerini là che ti pimpano l’anima li preferisco. Il trucco è non specchiarsi a casa! )

  5. cagliostra

    Lascia stare pescesolubile: questo è un Signor Fastidio! Posso aggiungere una cosa? Ecco, relativamente ai camerini c’è che ODIO quelli con la tendina, quella che non si chiude bene; io ora non so come sia possibile che quei camerini lì siano a norma di legge. Sembrano progettati da un guardone (e casualmente si trovano soprattutto nei negozi di intimo sexy per le nostre notti bollenti – intimo sexy che esaurisce la sua utilità in quei 7 secondi circa che passano tra l’ingrifamento del partner e la liberazione dei nostri grossi culi da pizzi, lazzi, merletti e fili interdentali per il culo), rendono ulteriormente traumatica l’esperienza dello shopping!

    Ah, giusto per la cronaca: personalmente non mi creo il minimo problema a far notare alla cliente che con quel vestito fa schifo. Certo, bisogna avere tatto quando lo si dice. Ad esempio: “Vuol provare anche la misura più grande?” invece di “Ma come pensavi di far entrare quella porta aerei che c’hai attaccata al coccige lì dentro?”, oppure “Questi pantaloni hanno una vestibilità un po’ comoda, vuoi provare qualcosa più aderente?” anziché “Figlia mia, mangiati un panino che sembri una malata terminale, grazie tante che ti sta larga la taglia 34 dal culo: tu non hai il culo!”, ecco.

  6. theskuntz

    Cagliostra, lo Skuntz l’intimo strappamutande (paradossale?) non lo prova anche per i laidi camerini pro-guardoni. Ma soprattutto perché ripeto, basta non specchiarsi e va tutto benissimo. Que viva la mutanda, salvatrice dell’autostima!
    Me lo dici dove lavori? Perché invece di essere un omino verde sono una bestia di 180 cm x 65 kg. E quando chiedo una 46 o una L in certi negozi meneghini, mi dicono che non tengono le taglie forti. Erudisci le colleghe, combatti il fastidio, salva una taglia fortissima dalla consolazione di Grom. Ti prego, almeno tu.

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