Espressioni fastidiose del parlato quotidiano

Vi è mai capitato di provare un potente fastidio (invero anche un certo prurito alle mani) nell’istante in cui sentite determinate frasi? A me succede abbastanza spesso, ed è per questo motivo che ho deciso di stilare una lista di espressioni, frasi fatte e stereotipi linguistici che abolirei volentieri dal frasario dell’interlocutore medio o cui reagirei urlando “MA COME PARLI?!?”, seguendo l’insegnamento del maestro Moretti.

  • “Lei offende la mia intelligenza!”

Ogni volta che sento questa frase, devo fare sforzi sovrumani per non rispondere: “Ma io non offendo proprio nulla, perché sei un coglione”. Dato però che queste parole vengono utilizzate prevalentemente da docenti universitari e persone di un certo calibro, è consigliabile ricorrere alla versione educata: “Ma io non offendo proprio nulla, perché lei è un coglione”. Efficace anche la domanda arguta “ah, quindi pensi di essere intelligente” – ricordando sempre di utilizzare la forma di cortesia adatta all’interlocutore.

  • “Bisogna distruggere il sistema dall’interno!”

Bella scusa del cazzo per non rinunciare alla nomea di rivoluzionario dei miei coglioni, davvero! Se vuoi davvero distruggere il sistema dall’interno, o giovane bancario figlio del proletariato che c’hai la famiglia nelle case popolari che era tutta contenta e t’ha comprato sette camicie nuove nuove, di quelle buone, per il tuo nuovo lavoro dopo tanti sforzi per farti studiare, oppure tu, piccolo scalatore sociale che credi nei valori della democrazia e della trasparenza e che decidi di candidarti alle comunali perché la tua città merita di meglio, e anche tu, tu che hai votato per Rifondazione Comunista finché è esistita e ora ti fai schiavizzare da una multinazionale statunitense che sostiene Israele; se davvero volete distruggere il sistema dall’interno venite al lavoro indossando una fantastica cintura-bomba. Gli farete fare il botto, a quegli stronzi!

  • “Ascolto un po’ di tutto”

Questa è una risposta fastidiosa ad una domanda altrettanto fastidiosa . Partiamo dal presupposto che sono davvero poche le persone, in questo pianeta e forse in questa galassia, ad ascoltare un po’ di tutto. Ossia, poco di OGNI genere/artista/gruppo esistente. Sono davvero tante invece, quelle convinte di essere dei grandi esperti musicali perché hanno una compilation di singoli schiaffati lì tipo mistofrutta che spazia dai Green Day a Lucio Battisti. Perché per loro ascoltare più di 7 gruppi o conciliare più generi è “tutto”, perché fondamentalmente sono degli ignoranti del cazzo. Posso capire che ascoltino un po’ di rock, un po’ di pop: è riprovevole ma umanamente possibile. Un po’ di lirica ed un po’ di dupstep: inconsueto ma plausibile. Ma non ditemi che spaziate dagli Inti Illimani ai Milli Vanilli passando per i Cannibal Corpse, Falco, Luigi Tenco e gli Aqua perché proprio no.

  • “No grazie… come se avessi accettato!”

Allora: se accetti, dici “Sì, grazie”, se rifiuti non è COME se avessi accettato. Cambia. Ma poi, non è che devi farmi un favore. Ecco, io ad una persona che tende a rispondere così mostrerei una valigetta contenente un milione di euro in contanti, glieli schiafferei sotto al naso e poi li riprenderei indietro dicendo “Dai, è come se avessi accettato, solo che me li tengo io”.

  • “E allora, che mi racconti di bello?”

O come far morire la conversazione. È quasi peggio del conversare amabilmente sulle condizioni meteorologiche, diamine. E se volessi raccontare qualcosa di brutto? Se mi fosse morto il chiwawa proprio ieri? E se non volessi dirti proprio un cazzo, ci hai mai pensato? Quella frase nasconde tutto il disagio della comunicazione interpersonale forzata, sembra urlare con ogni suo fonema l’impossibilità di stabilire un vero dialogo, dato che le persone normali non hanno bisogno di chiedere “Che mi racconti di bello?” per instaurare una conversazione. Ma soprattutto, cosa rispondere ad una domanda del genere? “Eh, ieri mi sono tolta i baffetti ed oggi mi sono spuntate solo quindici bollicine da irritazione!” No, eh? Si accettano suggerimenti.

  • “Io non sono contrario agli omosessuali, però sono contrario al fatto che possano adottare i figli, perché poi un bambino non sa più chi è mamma e chi è papà e soprattutto, come vuoi che cresca con dei genitori del genere? Sicuramente gay!” – e anche: “A me gli omosessuali non danno alcun fastidio, l’importante è che evitino certe ostentazioni in pubblico!”

Hey, amico tollerante, ho una notizia per te: sei ipocrita da far schifo, odi gli omosessuali e probabilmente in fondo ti piace l’idea di trapanare lo sfintere di un’altro uomo! Queste frasi sono tra le più stupide ed ipocrite io abbia mai sentito. Augurare a qualcuno di non avere figli significa, fondamentalmente, sperare che si perda ogni traccia della sua memoria e della sua persona. E pensare che per un bambino sia sbagliato avere due papà e due mamme perché poi sennò cresce un po’ frocio pure lui, pensa un po’, significa essere fortemente intolleranti nei confronti della presenza di omosessuali sul globo terracqueo! E le esternazioni, diosanto! Riflettete sulle vostre parole, poi cospargetevi il capo di genere, lo stomaco di guttalax e la lingua di wasabi scaduto. Oppure siate coerenti ed iscrivetevi a Forza Nuova o a CL.

Questo potrebbe essere un work in progress ( o anche no), giacché potrei inserire nuovi e fastidiosissimi cliché della conversazione ordinaria in qualsiasi momento.

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