Che minchia guaiddi?


Ho visto per caso, tempo fa, un video tratto da una trasmissione su MTV (una cosa oscena, inutile dirlo), c’era un tipo che interpretava – mi è sembrato di capire – il ruolo del bullo di quartiere dall’accento tipicamente palermitano; per quanto possa  sembrare verosimile che un vj di MTV nato e cresciuto in Lombardia si metta a parlare in palermitano, ovviamente. Questo personaggio butterato diceva sempre: “Che minchia guaiddi?”.

Ora, un po’ mi spiace iniziare con questa citazione decisamente poco colta, ma quella frase è la chiave di volta. “Che minchia guaiddi?”. Cosa minchia hai da guardare, cosa cazzo vuoi, lo chiederei sempre. Io vorrei sapere e capire perché diavolo tu, sconosciuto pendolare, passante occasionale, individuo sconosciuto, presenza casuale in un contesto indefinito, debba fissare proprio me. No, non parlo dello sguardo di sfuggita. No, non parlo del malinteso prospettico per cui io credo tu stia guardando me, mentre invece spasimi per la bionda che si trova proprio dietro di me e che effettivamente è cento volte più interessante da guardare. Parlo proprio di te che guardi intensamente me, solo me e non altri. Per colpa tua ho pensato di essere squilibrata, di soffrire di qualche disturbo psichico, oltre quello che mi porta ad auto-diagnosticarmi i disturbi psichici. “Si tratta di mania di persecuzione”, mi dicevo, “è sufficiente non farci caso e finirà tutto”. E invece no.

Per colpa tua ho sviluppato un complesso sistema di insicurezze croniche che mi hanno portata a credere che se uno mi guarda, sia colpa mia. Perché insomma, se ti vesti in un certo modo è normale che chiunque ti fissi come se avesse visto un fottuto alieno, o la Madonna, o magari Madonna (la cantante) vestita da Madonna (la santissima vergine Maria) o viceversa. E con “vestire in un certo modo” intendo, che ne so, una gonna, uno scollo. Non sia mai, che poi magari rischi di sentirti dire pure che sei una buttana. Ok, viriamo sperimentalmente verso il basso profilo. Scarpe basse, jeans, maglietta, cose normali. Ho persino rinunciato ad alcune abitudini come parlare da sola, seguire il ritmo della musica, guardare l’orologio e sollevare il sopracciglio destro. Ma non è servito a niente. I fissatori permangono. E non appartengono ad una categoria specifica: non sono solo uomini, non sono solo anziani, è un meltingpot ben assortito. Non devi essere ricco per fissare una persona, non devi essere bello. Devi solo piantare i tuoi bulbi oculari in una direzione fissa e mai, mai, mai interrompere questo contatto se non quando la persona oggetto del tuo fissare inizia a mostrare evidenti segnali di disagio e allora lì, colpo di classe: rotea lo sguardo altrove, aspetta che la preda si rilassi un attimo e poi ZAC! Torna ad osservarla in tutta la sua fragilità. Chissà quale soddisfazione deve provare, il fissatore, nel vedere una persona ridotta ad una poltiglia di sé stessa, resa fragile come un vaso Ming originale. Deve far sentire molto potenti.

Far finta di niente o distrarsi aiuta senz’altro. Se sei vittima degli Osservatori, porta sempre con te un libro o un separé, aiutano tantissimo. Anche trasferirsi in una città come Milano, dove la maggior parte delle persone non ti rivolgerà un minimo di attenzione nemmeno se prendi Berlusconi e lo tiri sulla fronte del Duomo, può essere d’aiuto, sebbene la comunità degli Osservatori si sia chiaramente stabilita anche lì. Ma come dicevo, la chiave di volta sta nell’abbracciare la filosofia del “cheminchiaguaiddi”. Funziona. Una volta ero sull’autobus e sento una ragazza dietro di me chiedere a due tipe:
“Scusa, ci conosciamo?”
“No…”
“Doveti dirmi qualcosa?”
“No…”
“E allora mettetevi a fissare altrove”.

Avrei voluto stringere la mano a questa persona coraggiosa, ero commossa per questo gesto di liberazione, di emancipazione, di riscatto, di giustizia. Ho provato a farlo anch’io. “Prego?”, ho chiesto con aria forzatamente gentile ad un signore che non poteva fare a meno di osservare la mia persona. Non avete idea di quanto sia facile invertire certe dinamiche di potere con una sola parola. Il fellone, confuso e rosso come un papavero, farfuglia un “Mi scusasse signorina” ed inizia a guardare dove tutti dovrebbero: in direzione delle proprie scarpe.

3 commenti

Archiviato in Danni fisici, Donna follia

3 risposte a “Che minchia guaiddi?

  1. Massimo

    Una lancia spezzata a favore dei “guardoni”: a volte (è capitato anche a me e, sono certo, anche a tutti voi..) ci si lascia trasportare dai pensieri più svariati, da quelli più profondi, tipo, chi sono, dove sto andando e..sopratutto, sarei dovuto scendere due fermate fa! A quelli più leggeri tipo, adesso attacco, senza colpo ferire, la mega-caccola appena estirpata dalla mia narice destra, sotto al sedile, sperando di non incontrarne altre appartenute a chissá chi..e, durante questi voli pindarici ci capita, in maniera assolutamente inconsapevole, di “fissare” il mal capitato di turno, che ci immagina già col trench, i calzettoni lunghi e sotto, in perfetto costume adamitico.. Quindi, amici involontari fissatori, possiamo scegliere se spiegare tutto ciò e, magari perdere le altre due fermate che ci separavano dal capolinea o, optare per l’infinito loop che ci farebbe tornare un pò bambini..: ” scusi ma lei come fai a sapere che la guardo?, ciò significa che lei guarda me..”!

    • cagliostra

      Senz’altro, ma lo sguardo fisso è nettamente diverso dallo sguardo fisso nel vuoto. Dopo quei 2-3 secondi di irata perplessità si capisce bene infatti, perché chi è distratto continua a fissare (apparentemente) mentre invece è in stato catatonico e non si accorge del mondo circostante (probabilmente tutte le energie sono concentrate nell’atto dello scapperamento di cui tu mi parli), mentre il vero guardone fa il furbo, ossia distoglie lo sguardo e poi ritorna con più perseveranza dell’allergia da polline. Per quanto riguarda la questione del loop dei guardoni, credo che quel tipo di risposta sia la più palese ammissione di colpa che possa esistere, dato che da che mondo è mondo esiste l’espressione “sentirsi osservati”.😀

  2. minchia se non hai ragione…anche se sono un ragazzo, capita spessissimo che andando a piedi per alcune vie della mia città (abito in provincia di Ragusa) la signora di turno che sta al balcone o alla finestra mi fissi incessantemente fin quando non sparisco all’orizzonte…e se non stanno al balcone, probabilmente guardano dalle tapparelle. BRRRR….

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