Il metafastidio

Leggo, scorro i canali della TV generalista, ascolto la radio, mi guardo intorno. Il fastidio è ovunque. Non me ne curo, perché sono anestetizzato. In fondo, superato un certo limite, tutto diventa lecito. Un esempio banale banale: Interrompere un film con la pubblicità non dovrebbe forse generare fastidio in qualunque spettatore? A rigor di logica sì, è oggettivamente un fastidio, e direttamente proporzionale alla bellezza del film. E allora? Allora niente. Banderas e il suo italiano modesto e inutile, già biasimevole nel doppiaggio del fastidiosissimo Gatto con gli stivali, mi propina i tarallucci, che nel mainstream della colazione sono comunque i più scarsi. Chiede il plauso della gallina, perché i tarallucci lo sanno tutti che han dentro le uova (le macine la panna, i galletti lo zucchero a grani grossi, sì lo ammetto, sono corrotto da anni di esposizione all’efficace marketing barilla), si intrattiene con un bambino come neanche un pedofilo consumato, ma tant’è. Non mi indigno, fastidio sì, quello lo provo, ma scontato, rassegnato. E si può continuare, perché gli esempi sono ovunque, dalla madre MILFissima che indica alla figlia ribelle di maniera “questo è un tatuaggio, cretina” (il tutto per pubblicizzare un’auto, non capisco e non mi adeguo) a “quando la diarrea ti sorprende, sorprendila con Imodium”, spot di cui usufruire possibilmente a pranzo o a cena, giusto per non farsi mancare nulla, alle manfrine dei talk show più o meno di regime, alle comparsate di politici più o meno decenti, a Scilipoti, che fa argomento a sé per meriti conquistati sul campo, e poi l’antipolitica, i lingotti della Lega, Lusi e l’ammanco milionario, milioni di euro, non lire… ma come è possibile, mi chiedo, che non l’abbiamo già preso a calci in culo fortissimo i suoi stessi amici…

Ma allora, denunciamo il fastidio, no? E sia, infastidiamoci pure, protestiamo vivacemente, irritiamoci tantissimo e passiamo in rassegna tutti i piccoli grandi fastidi della vita, da quelli più inutili a quelli più severi, con animo lieto e spensierato di chi sa di essere assai sagace, con la leggerezza calviniana che contraddistingue gli spiriti più liberi e autentici, ah noi sì che sfuggiamo dai triti stereotipi di una società di massa in cui tutti credono di essere unici. Eh no, purtroppo non ce la faccio, la leggerezza del fastidio non fa per me perché, diciamocelo, agevola un processo di mitridatizzazione al veleno della stupidità, permettendoci di non scandalizzarci per il costante insulto all’intelligenza cui siamo sottoposti ogni giorno. E per questo il mio fastidio non è che un metafastidio, che non è il meta del metalupo di Game of Thrones, è correttamente il fastidio per il fastidio banale, qualunque, non militante, non propositivo. E scriverlo nel blog del fastidio mi sbugiarda in tutta la mia retorica un po’ troppo ideologica e un po’ troppo sinistrata, ma almeno sentita e tutta priva di sorriso. Il sarcasmo implica un sano e salutare distacco, la narrazione faceta del fastidio è spesso elemento ironico, elogio goliardico di partecipazione a questo pazzo pazzo mondo sgangherato ma tanto bello, quest’italia di poeti santi navigatori e omertosi di merda.

Moretti urlava “le parole sono importanti”, e come dargli torto. Ora perché mai il Direwolf di Game of Thrones in italiano è diventato “Metalupo”? Se le parole hanno un significato, il metalupo è il lupo di un lupo… sì, certo, è Lupo de Lupis. Ma vaffanculo.

About these ads

1 commento

Archiviato in Imprecisioni

Una risposta a “Il metafastidio

  1. E si può continuare, perché gli esempi sono ovunque, dalla madre MILFissima che indica alla figlia ribelle di maniera “questo è un tatuaggio, cretina”. IN TEORIA, significa che la macchina è pensata per un target di “vecchi” che si credono ancora giovani, ribelli e diversi dalla massa.
    Basti pensare anche agli spot del Suv, che ha un target molto diverso tra USA e Italia (e anche per questo il prezzo varia). Negli spot italiani vedi queste donnine o maschietti in tiro immortalati mentre parlano di raffinatezza, design, che girano per le vie più “in” di Milano col loro nuovo e fiammante macchinone- Suv.
    Negli USA vedi la famigliola sempliciotta e felice (genitori belli e giovani, maschietto, femminuccia e cagnolino) che sale sul suo grande e spazioso Suv per andare a fare una gita in campagna.
    Solo per questo c’è un divario di prezzi non differente, ma penso che la figura di m**** la facciamo solo noi (un americano può chiedersi perchè un italiano singolo si sente così figo con una macchina familiare?). XD
    Io penso che la gente sia infastidita perchè ha voglia di cambiamenti, in fondo… XD

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...